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Pupetta è Tornata a Casa

Pensi che ti puoi abituare. Pensi che prima o poi sarà più facile. Invece è sempre peggio e il vuoto che lasciano è sempre più grande.

Una settimane a casa con le mie ragazze. La grande sempre più bella, con un corpo ritrovato, con una nuova luce da donna. La piccola con le ciambelle sul collo, ai polsi, sulle cosce. Con il profumo unico dei cuccioli.
Da noi, solo per noi. In giro per negozi e parenti. Al lago e al mare. Tutto e subito.
Pupetta che sorride sempre e parla il suo linguaggio incantato.
Pupetta che mangia tutto, anche gli spaghetti all’acqua o i rigatoni tagliati piccoli piccoli. E la vietatissima pizza bianca, quella con il sale e l’olio.
Che ha imparato a fare ciao con la manina e all’aeroporto ci ha lasciato piangenti, incuranti di sguardi e giudizi.

Poveri nonni soli! Ma fortunati nonni, fortunatissimi nonni col cuore sempre più grande e pieno d’amore.

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Essere Donna

Essere donna è un privilegio, uno stato di grazia.
Difficile è diventare una donna.
E anche se un tempo gridavamo “donna si nasce” in realtà ci viene richiesto un lavoro che dura anni e che a volte neanche riesce.
Perché è complesso e difficile. Devi essere materna e infaticabile. Accogliente e dura. Saggia e divertente. Seria e disponibile. E tante altre cose tutte insieme.

Torno al privilegio: è così bello essere coscienti del potere che c’è in tutto questo. E’ così bello avere tra le mani la vita. E’ così bello occuparsi di tutto e di tutti. Pettinarsi, lavorare, sorridere, correre a casa, ogni giorno, tutti i giorni.

Elogio della Donna. Se noi siamo migliori, i nostri uomini sono migliori, i nostri figli sono migliori, il mondo è migliore.

Dedicato a tutte le Donne che conosco e a tutte quelle che non conosco.

Buon 8 marzo

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Fisiognomica

 

Un giorno, guardandomi allo specchio distrattamente, ho visto in me i tratti di mia madre. Sono rimasta folgorata. Non avevo mai pensato di assomigliarle così tanto. Si, il colore dei capelli che mi distingueva dalle sorelle bionde, ma poi non ci vedevo altro. Invece quel giorno ho visto le sue spalle, l’espressione, l’insieme del corpo. Mia madre è morta più di 30 anni fa e anche se il ricordo è così vivo chissà quanto è rimasto fedele alla realtà.

Ora nello specchio vedo mio padre che se ne è andato meno un anno fa. I suoi occhi, la sua bocca. 

Com’è strana la vita. Pensi di essere un esemplare unico, di fare cose diverse e poi, da grande, riunisci in te tuo padre e tua madre. Il meglio spero! (In loro c’era tanto di buono!) 

Io guardo mia figlia e non vedo somiglianze mentre tutti mi dicono che è tale e quale a me. Guardo mia nipote e non vedo somiglianze con i suoi genitori.

Vedo solo persone. Abitanti del mondo. Atteggiamenti diversi e scelte originali.

Chissà se anche lei un giorno si specchierà e vedrà riflessa sua madre. Chissà se la sorpresa sarà forte come la gioia. Chissà se la continuità renderà più forti le scelte e più vicini i desideri. 

Intanto io sorrido guardandomi allo specchio.

 

 Immagine“Le tre età della donna”, di Gustav Klimt .

Il magnifico quadro si trova a Roma nella Galleria Nazionale d’arte Moderna di Valle Giulia. Simbolizza con crudezza e fascino le tre fasi della vita della donna. Suscitò scandalo e disapprovazione quando, nel 1910, venne esposto a Venezia ma, l’anno dopo a Roma, in occasione dell’Esposizione Mondiale del 1911, era il punto di forza del Padiglione Austriaco e la neonata Galleria Nazionale d’Arte Moderna lo comprò. 

 

 

Piccola nota. Ancora oggi, guardando sulle immagini di Google si possono vedere le rielaborazioni: la donna anziana scompare dal quadro per lasciare spazio alla solarità della giovane e della bimba. 

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M’Illumino di Meno

Oggi, 14 febbraio 2014, San Valentino, aderisco personalmente all’iniziativa di Caterpillar, stupenda trasmissione di RaiRadio2 e spengo le mie lucette!
Aderisco perchè è giusto lasciare qualche risorsa in più ai nostri figli e nipoti, aderisco perchè tutto quello che è un piccolo passo in più dell’umanità va segnalato e condiviso, aderisco perchè è giusto.
Per la mia Pupetta spargerò mollichine di amore e lei mi ritroverà sempre!

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Dopo Il Natale.

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Natale è passato da un po’. Ho messo via l’albero e t i vari gingilli che riempiono la mia casa a Natale. L’unica cosa che non riesco ancora a togliere sono le lucine ai balconi… Quando cala il buio prima timidamente e poi con forza bucano la notte e emettono un richiamo. Prima era di felicità, di pienezza, di attesa. Ora, da quando Pupetta è tornata oltre la frontiera sono lì a tracciare una strada… Eccomi, sono qui, sempre. Ci troverai sempre anche quando parlerai una lingua incomprensibile che scioglieremo con i baci.

Qualche anno fa,  in un film che mi piacque tantissimo  “28 giorni dopo” il regista Danny Boyle usa questo espediente. Un pallido e tenero Cillian Murphy  gira in una Londra magnifica e terribile,  svuotata da tutti gli abitanti. Nella notte un richiamo: nel buio assoluto un balcone brillava a intermittenza per dire eccomi, io sono qui, non sei solo, raggiungimi… La potenza di una debole candela che rischiara la notte, il primo fuoco che illumina la grotta, la luce calda intorno alla quale la famiglia si riunisce. Chissà se gli sceneggiatori avevano pensato a quanto di ancestrale c’è nella luce…

Intanto, fino al prossimo Natale io mi tengo le mie lucine!